COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO
UN DIBATTITO SULL'UMANESIMO
Fede e ragione negli interventi di Giuliano Amato e Vincenzo Paglia al convegno
di Lione
Il ritorno di Dio in Occidente e i limiti della nostra
libertà
L'Incontro Internazionale di Preghiera per la pace della comunità di Sant'Egidio, appena conclusosi a Lione, ha rappresentato una nuova occasione di dibattito sul laicismo. In particolare, la tavola rotonda dedicata al tema "Umanesimo laico e umanesimo religioso" è stata animata dagli interventi - che qui pubblichiamo in parte - di Giuliano Amato e Vincenzo Paglia, vescovo di Terni. Tra i partecipanti al confronto anche Jean Daniel, fondatore de Le Nouvel Observateur, e l'arcivescovo Jean Pierre Ricard.
Oggi parliamo non di laicità, ma di umanesimo. Umanesimo
laico e umanesimo religioso, fondati esattamente sugli stessi principi. I
laici li trovano nelle dottrine della democrazia, i credenti li trovano nelle
ragioni della fede. Ma sempre l'umanesimo è diritti della persona,
sempre è libertà di coscienza, sempre è eguaglianza di
ogni essere umano davanti a ogni altro essere umano. I laici come me tendono
a far nascere storicamente i diritti con l'età dei lumi: non è
così. I diritti nascono nel Medio Evo, i diritti del nostro tempo,
i diritti hanno la loro tonte nel diritto canonico. I diritti umani sono per
la prima volta esplicitati dai canonisti cristiani e da Averroè non
cristiano. La libertà di coscienza in quei tempi è Averroè
ad incarnarla.
Perché noi laici tendiamo a valorizzare l'età dei lumi? Perché
la storia ha dimostrato che la fede ha una sua deriva negativa, quella che
la porta a diventare intolleranza, ad asserire la verità come verità
non confutabile, a mettere in discussione la libertà di coscienza.
Questo è storicamente accaduto nei secoli seguiti al Medio Evo. E quindi
dopo i canonisti, dopo Averroè, abbiamo avuto Galileo, abbiamo avuto
Giordano Bruno, abbiamo avuto guerre sante che sono state proclamate da alcune
religioni contro altre. Ed è vero che si deve alla cultura laica il
ritorno dei diritti e quindi lo sviluppo delle nostre democrazie è
largamente dovuto al ruolo giocato dall'umanesimo laico.
Ma dobbiamo anche constatare che la storia - ed è storia passata ma
è anche storia di oggi, è soprattutto storia di oggi - ci mette
davanti non soltanto alla deriva negativa della fede ma anche alla deriva
negativa della ragione e dell'umanesimo laico. E non sono soltanto quei grandi
fatti che hanno sconvolto il Novecento, quella bomba atomica che ha cambiato
la storia del mondo, una hybris di potere inaudita che ormai fa parte della
nostra storia. Ma l'evoluzione complessiva di quel fenomeno storico - che
è stato chiamato emancipazione, che altri collegano alla secolarizzazione
- ha portato a mettere in evidenza come il principio cardine dell'umanesimo
laico, la libertà della persona, tenda a scivolare sempre più
lontano fino al punto di diventare libertà di ciascuno che non riconosce
più la libertà degli altri.
Questo è segnalato dai documenti della Chiesa con delle parole che
cominciano per «e» e finiscono per «ismo» in italiano:
edonismo, egoismo. E poi consumismo che sempre con «ismo» finisce
ma comincia per «e». Che vogliono dire che cosa? Che è
accaduto qualcosa nella espansione delle libertà che le ha trasformate
in torri in cui ciascuno chiude se stesso e non riconosce più i diritti
degli altri. L'umanesimo laico che era cresciuto per far riconoscere alla
fede il limite che precede l'intolleranza riesce a diventare esso intollerante
perché diventa assoluto. E' curioso ma è in corso una strana
guerra tra relativisti e non relativisti e in realtà il vizio che viene
imputato ai relativisti non è francamente di essere relativisti ma
di essere troppo spesso assolutisti. E quindi il mio diritto di scelta può
prevalere sui diritti degli altri e quindi abbiamo avuto culture per le quali
l'interruzione della gravidanza non è una pur necessaria a volte scelta
tragica ma è l'espressione di un diritto assoluto che io ho sul mio
corpo. E quindi una vita che cancella un' altra vita. Insomma dagli assoluti
della religione si passa agli assoluti di una sconfinata libertà.
Ed è in realtà questo poi che provoca il ritorno di Dio nelle
società occidentali. C'è un legame tra una secolarizzazione
che viene percepita come allontanamento da valori comuni condivisi e la ritrovata
attenzione per le religioni. E questo pone a tutti, con i problemi del nostro
tempo, delle domande che io considero ultimative (...). Ci sono grandi laici
che hanno scritto che fede e ragione, e quindi credenti e non credenti, di
sicuro hanno un punto in comune: il mistero. Nessun laico in coscienza può
negare il mistero. Può soltanto dire «non mi occupo di ciò
che non so», ma non può negare l'esistenza di ciò che
non sa. E ciò che non sa forse è molto più di ciò
che sa. Se non altro perché l'universo è molto più grande
di questo angolino nel quale noi viviamo una brevissima vita rispetto alla
vita dell'universo. E se le cose stanno così, la forza della religione
èunaforzadi cui abbiamo bisogno (...).
C'è molto di importante in questa visione della laicità per
garantire l'eguaglianza di tutti ma non è possibile discutere dei destini
del mondo fingendo che l'argomento religioso non entri in campo. E qui inesorabilmente
i confini tra filosofia e religione sono confini molto labili. Badate, i filosofi
oggi hanno una grande audience nei nostri paesi ma perché parlano delle
questioni ultime del mondo. Parlano delle questioni che anche nelle religioni
trovano risposte o a volte domande. E allora noi siamo davanti a un imperativo
ineludibile: dobbiamo convivere, dobbiamo far valere i principi dell'umanesimo
che è uno solo vincendo le rispettive derive negative (...).
Noi laici dobbiamo accettare che ha da esserci un limite. E prima lo accettiamo
noi, meglio sarà per evitare che scatti l'intolleranza di chi lo avverte
per ragioni di fede. Ci vuole coraggio da parte delle religioni a saper vivere
e gestire i propri assoluti in modo compatibile con la sfera pubblica di una
democrazia, perché questo deve essere chiaro: l'argomento religioso
non può più essere tenuto fuori dalla sfera pubblica. Qui la
Francia ha molto da cambiare. Però per stare nella sfera pubblica le
religioni devono rendersi compatibili, perché il dibattito democratico
non può vivere con assoluti tra di loro incompatibili.
Giuliano Amato
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